Storia del Regno di Sardegna

L'autocolonialismo per ignoranza

L'inganno più sorprendente della Storia nazionale, di questa importante disciplina culturale che il Ministero della Pubblica Istruzione impone in tutte le scuole di ogni ordine e grado, e che viene divulgata nella società attraverso la televisione, i giornali, la cinematografia, ecc., è che lo Stato di cui siamo tutti cittadini sia italiano. È una colossale balla: perché italiana è la Penisola e non lo Stato; lo Stato è sardo.

Lo Stato, quel contenitore istituzionale che oggi si chiama Repubblica Italiana, ieri Regno d'Italia e l'altro ieri Regno di Sardegna, è tuttora sardo a tutti gli effetti, perché è nato a Cagliari-Bonaria il 19 giugno 1324, più di settecento anni fa, e da allora non è mai stato soppresso o abbattuto, né in maniera violenta né in forma pacifica.

Se non credete a me che sono uno storico interessato, leggete i testi universitari di Diritto costituzionale di prima e di dopo la seconda guerra mondiale e ne avrete la conferma. Essi recitano univoci:

«...l'attuale Stato italiano non è altro che l'antico Regno di Sardegna ampliato nei suoi confini.»

Quindi, la sua storia fin dagli inizi, è la nostra storia la quale, seppur misera e triste, arriva all'oggi, e non è quella di Romolo e Remo, di Giulio Cesare, delle invasioni barbariche, delle Repubbliche marinare, dei Ducati e Granducati peninsulari, ecc., fino a giungere ai Piemontesi che la spacciano come un loro prodotto, come fossero i prodromi dello Stato detto abusivamente italiano. Italiano da quando? E come?

Per avere una risposta continuate a leggere attentamente i testi di Diritto costituzionale:

«Tutte le trasformazioni che si ebbero, dall'antico Regno di Sardegna ad oggi, furono trasformazioni interne, per le quali si trasformò bensì, e per importanti materie, l'ordine giuridico preesistente, ma senza che questo venisse mai meno e cedesse il luogo a uno nuovo...»

e proseguono:

«Lo stesso appellativo di Regno d'Italia, assunto con legge 17 marzo 1861 n. 4671, è solo il nuovo nome, più appropriato alla nuova situazione di fatto, assunto dall'antico Stato. Ma non vi fu, né in tale occasione, né in alcuna altra antecedente o susseguente, alcuna costituzione ex novo di un'entità politica statale... Vi fu adunque una ininterrotta continuità dell'antico ordinamento dello Stato sardo.»

Né questa continuità, a più forte ragione, è venuta meno per gli avvenimenti successivi, come la rivoluzione fascista dapprima, e quella antifascista in seguito, il passaggio dalla forma monarchica a quella repubblicana.

Più chiaro di così!

E, allora, perché noi sardi non rivendichiamo in chiave politica questa paternità statuale? Perché lasciamo che sia un semplice dettaglio storico, ininfluente ai fini della tanto decantata italianità dello Stato che ci governa?

Riguardatevi i programmi televisivi di Storia nazionale (quelli di Barbero, Augias, Mieli, Angela, ecc.) emanati in continuazione da tutti i canali tv, e cercatevi un accenno al nostro ruolo primario nella formazione dell'Italia odierna: non c'è. Perché?

Perché la statualità sarda è una verità culturale, politica e sociale che ai peninsulari non piace, e perché noi sardi per ignoranza e autocolonialismo intellettuale non la rivendichiamo.

Fonti e Riferimenti Bibliografici

  • Testo e riflessioni storiche: Prof. Francesco Cesare Casula (Storico, autore di saggi e volumi fondamentali sulla storia e sull'identità istituzionale della Sardegna).
  • Riferimento giuridico-costituzionale: G. Balladore Pallieri, Diritto costituzionale, Milano 1976 (cap. III), sulla continuità dell'ordinamento giuridico e dello Stato sardo.
di FRANCESCO CESARE CASULA - STORICO
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